Siamo dentro la rivoluzione digitale: impariamo a navigare

Negli ultimi anni la rapida evoluzione delle tecnologie digitali ha introdotto dei cambiamenti radicali al nostro agire quotidiano. Questi cambiamenti sono tali da creare un gap profondissimo già tra la mia generazione (quella dei trentenni) e quella dei ragazzi che con il POG incontriamo nelle scuole (tra i 17 e i 19 anni). Molto probabilmente loro non hanno mai usato un’enciclopedia per fare una ricerca e non credo che abbiano mai sentito il rumore del modem che si connetteva ad internet.

Pensiamo proprio a come è cambiata la nostra relazione con la rete: a casa mia il primo accesso c’è stato nel 1997. All’epoca mi era permesso connettermi ad internet per un ora la sera, quando la bolletta era meno cara, in quel tempo riuscivo a consultare un paio di pagine web. Chi avrebbe mai pensato che vent’anni dopo avrei avuto internet sempre in tasca? Chissà se la Simona di allora si immaginava un futuro come questo… in realtà penso di non aver nemmeno fatto in tempo a sognarlo.

cervelli smartphoneMa la rivoluzione digitale non riguarda solo internet: ad esempio gli appunti per questo articolo li ho dettati al mio smartphone mentre camminavo dalla metro verso l’ufficio. C’è un fenomeno, che gli addetti ai lavori chiamano convergenza digitale, che ha reso i nostri telefoni cellulari un accessorio fondamentale del nostro quotidiano, anzi una vera estensione di noi stessi.
Grazie allo smartphone oggi possiamo essere sempre rintracciabili e collegati ai nostri affetti, ci offre molte possibilità di intrattenimento così da garantirci di non cedere mai alla noia (giochi, video, musica, social network, ecc), possiamo leggere articoli e perfino dei libri, ci guidano quando non conosciamo una strada, ci consigliano addirittura il miglior ristorante nelle vicinanze, possiamo anche fargli riconosce una canzone senza doverci sforzare di ricordare!
Insomma contengono le nostre relazioni, gli affidiamo la nostra memoria e qualche volta anche le nostre scelte.

Ma non dobbiamo temere tutto questo, è solo una nuova possibilità. Il vero problema è che il cambiamento è talmente radicale e repentino per cui fatichiamo a capire dove siamo e dove ci poterà questa rivoluzione.
Qualche tempo fa il libro di Nicholas Carr “Internet ci rende stupidi?” ha sollevato un gran dibattito attorno ai cambiamenti che internet e le nuove tecnologie digitali  possono portare al nostro modo di pensare, secondo l’autore: “L’attenzione diventa frammentaria, siamo meno capaci di riflettere”; altri critici parlano invece di “nuovo rinascimento”.

Insomma l’orizzonte è incerto ma dobbiamo imparare a navigare.
Quello che ci preoccupa è l’utilizzo pervasivo soprattutto da parte dei ragazzi, che rischiano di cadere in vere e proprie dipendenze o portare agli estremi alcune caratteristiche della rete. Pensiamo a quanto si parla del cyberbullismo, oppure all’inquietante notizia di questi giorni del gioco Blue Whale (una serie di sfide lanciate agli adolescenti che portano al suicidio; per approfondire leggi qui) diffuso attraverso internet.

prigioni moderneCosa possiamo fare noi adulti? La nostra fortuna è essere dei “migranti digitali” ovvero abbiamo ben presente com’era il mondo quando era “analogico”, questo ci rende capaci di scegliere, di capire cosa è bene e cosa no. Quello che sicuramente non dobbiamo fare è scadere in moralismi verso i ragazzi, del tipo: “stavamo meglio noi quando se volevi vedere un amico dovevi andare a trovarlo a casa sua”, è certamente vero ma è sicuramente una formula che non funziona. Dobbiamo spingerli ad uscire da loro stessi, stimolarli con altre cose, altrimenti ricorreranno a scorciatoie (e quante volte queste scorciatoie fanno comodo anche a noi?). Non dobbiamo vedere questi strumenti come il male assoluto che li distrae e li aliena e privarli completamente di questi mezzi. Educhiamoli, usiamo la nostra esperienza per insegnargli a trarne vantaggio senza diventarne schiavi.
Abbiamo uno strumento infallibile per poterli aiutare, magari un po’ lento (molto analogico), ma indispensabile: l’ESEMPIO!

E cosa potete fare voi ragazzi per non cadere nella dipendenza da smartphone?
RICORDATE CHE SONO SOLO DEI STRUMENTI. Dall’altra parte ci sono persone.
Provate a fare un gioco: lasciate a casa un giorno il cellulare… Raccontaci, come ti senti?

Sono tutti in attesa spasmodica di quella meravigliosa, benedetta notifica che mi dice IO ESISTO. Quante volte vai a controllare gli orari di accesso, le spuntature di blu?Ogni tanto le notifiche vivetele, uscite da quella cavolo di stanza, andate dal vostro amico prendetelo per le guance e ditegli “Ti voglio bene”. Una bella notifica in carne e ossa: gli date un abbraccio! (A. D’Avenia)

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