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talento
Talento e passione sono termini spesso usati insieme, e possono rappresentare la stessa peculiarità di un essere umano, un aspetto del carattere che lo rende unico e irripetibile. Tuttavia le differenze anche etimologiche tra queste parole esistono e sono abbastanza chiare: talento deriva dal termine greco tàlanton, “l’inclinazione dei piatti della bilancia”, cioè una propensione e abilità naturale verso una determinata attività, mentre la parola passione indica invece una forte tendenza per qualcosa, un intenso interesse verso uno specifico campo. In poche parole, un talento è qualcosa che ti riesce semplice fare, mentre una passione è una cosa che ti piace fare. Entrambi quindi sono elementi soggettivi ed individuali: l’ambiente esterno può influire nella possibilità di coltivare ed assecondare una passione, ma la propensione naturale verso un determinato campo è un elemento presente sin dalla nascita. Tuttavia il rapporto tra questi due aspetti della nostra caratterialità non ci è sempre chiaro, e le idee a riguardo sono divergenti: c’è chi sostiene che la passione è l’essenza del talento, e chi invece pensa che questa lo offuschi. Si può infatti amare il ballo, ma essere assolutamente scoordinati. Per giustificare la prima teoria si può dire che la passione è qualcosa che non si può controllare, uno slancio inarrestabile che libera l’entusiasmo e la determinazione: ed è quando lavoriamo per mantenere viva quella scintilla, che stiamo seguendo il nostro talento. Chi invece pensa che il talento conti più della passione, è perché sostiene che la passione sia soggettiva mentre il talento oggettivo, ed è quando ti confronti con gli altri che capisci che la tua passione non è necessariamente il tuo talento (basta vedere i vari talent show).

285d24baec8e8e279040a40bc5185057Se riportiamo queste due tendenza nel mondo del lavoro, sentiremo spesso dire che nel scegliere una professione dovremmo seguire le nostre passioni così da poter fare un lavoro che ci piace. Tuttavia chi lavora da tempo nelle risorse umane direbbe che, nella ricerca di un lavoro, bisognerebbe seguire prima di tutto i propri talenti: partire da ciò che sappiamo fare, così da amarlo perché ci viene naturale.

Durante il corso della vita, vi sono persone che riescono a coltivare così tanto le proprie passioni da  farle diventare oggetto del proprio lavoro professionale, mentre altre possono realizzarsi lavorativamente in campi differenti rispetto alle passioni personali, nutrendo però le proprie inclinazioni naturali.

Che si tratti del mondo del lavoro o della vita privata però, riuscire ad unire ciò che ci piace fare con ciò che sappiamo fare vuol dire realizzare a pieno la propria vocazione, vuol dire far nascere dei “capolavori”. Lo psicologo svizzero Carl Gustav Jung direbbe: “E’ come se un fiume che si fosse perso in un braccio stagnante improvvisamente ritrovasse il suo letto e le sue acque tornassero a fluire, o come se si rimuovesse una pietra che soffoca un seme, cosicché il germoglio possa iniziare la sua crescita naturale. Avere una vocazione nel suo significato originario vuol dire essere guidati da una voce. La voce interiore è la voce di una vita più piena, di una coscienza ulteriore più ampia. ”

Capire i propri talenti e le proprie vere passioni è un lungo lavoro che purtroppo non tutti, in una intera vita, riescono a fare. Io penso invece che sia ciò per cui bisognerebbe spendere tutte le nostre forze, perché è da lì che nasce la nostra felicità, il nostro “godere” della vita e di quello che abbiamo. Scopri chi sei e metti tutto il tuo impegno per raggiungerlo!