Conceptual Businessman Writing Nobody is Perfect Phrase with Underline on Abstract Grey Background.

Siete bravi, efficienti, belli? Insomma… siete PERFETTI!?!?!?! Bene, allora la società vi accetterà.
Al contrario, se farete errori, e non sarete all’altezza di tutto… Beh, è chiaro sarete messi in panchina.

Questo è il messaggio che la società attuale ci manda ogni giorno, in ogni contesto (lavorativo, sportivo, scolastico).

La demonizzazione dell’errore è propria della cultura moderna, dove l’essere umano deve essere perfetto e forte, e dove chi fallisce è un debole che non corrisponde ai canoni della persona di successo.

Il vecchio caro Sant’Agostino diceva: “La perfezione dell’uomo consiste proprio nello scoprire le proprie imperfezioni.”
Dopo anni di inseguimento dell’onnipotenza, finalmente si tira un po’ il fiato: sbagliare si può, anzi, sbagliare fa bene. Il vecchio proverbio Sbagliando si impara torna in auge. “L’impatto che un errore ha sulla nostra vita”, spiega il coach Mario Alberto Catarozzo, “è dunque legato al significato che gli verrà attribuito. Il problema è che molti sono più portati a giudicare che ad analizzare e imparare.”

homer2 Proprio così, quando sbagliando,siamo portati a cambiare idea su noi stessi.
Non abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati? Scatta subito in noi la delusione, la vergogna, la frustrazione  e di conseguenza la  paura di non farcela.
Ci blocchiamo.
Questo accade perché ci giudicano, o siamo noi stessi a giudicarci.
Non accettiamo che a sbagliare siamo stati proprio noi, agli altri può succedere ma a noi proprio no!

Richard Bandler, psicologo e life coach, uno dei fondatori della PNL (Programmazione Neuro Linguistica) afferma: “Non è tanto importante ciò che ti accade nella tua vita, quanto cosa farai con ciò che ti accade”.

Nel coaching si insegna appunto ad apprendere dai propri errori, quindi ad andare “a scuola” dalla propria vita.
Ogni errore può diventare un’esperienza per migliorare. I grandi pedagogisti hanno sempre sottolineato il fatto che l’errore è connaturato all’esistenza umana, fa parte delle radici antropologiche dell’apprendimento.

L’errore è esperienza e conoscenza, tanto che la mitica educatrice Maria Montessori lo chiamava Signor Errore con tutto il rispetto che gli si deve.

“L’errore deve essere lodato, non punito! L’errore deve essere commesso, non soffocato!”

Maria Montessori ci insegna infatti che l’errore commesso e auto corretto in modo autonomo porta all’indipendenza, alla crescita sana e alla creatività.

Se c’è una che conosce bene gli errori, è Jessica Bacal, director del Wurtele Center for Work and Life presso lo Smith College di Northampton, in Massachusetts e autrice di “Mistakes I made at work” (“Gli errori che ho fatto al lavoro”, ndr). Il libro, uscito lo scorso anno, raccoglie le storie di venticinque celebri professioniste che hanno guardato in faccia gli sbagli compiuti nel corso della propria carriera e hanno condiviso con l’autrice il succo della loro esperienza.

“Per quanto gli errori sul posto di lavoro siano molto comuni, non si parla mai di quelli delle persone di successo. E io, invece, volevo testimoniare come anche le persone sotto i riflettori hanno fatto errori e li hanno usati per costruire la propria carriera”.

Se identificarsi con un proprio errore, dunque, non è mai una buona idea, Bacal delinea un piano in cinque mosse per trasformare uno sbaglio in trampolino per il successo:
1) Ascoltate. “Se qualcuno sul lavoro vi convoca perché avete fatto uno sbaglio, non mettetevi sulla difensiva, ma ascoltate e raccogliete informazioni per capire cosa sia andato storto”, propone.
2) Accettate l’errore. “Siate comprensivi con voi stessi. Ricordate che ogni persona, in qualche momento, sbaglia ed evitate di cedere a sensazioni di inadeguatezza. Piuttosto, riconoscete i vostri punti di forza: identificate le capacità, i talenti e le abilità che vi hanno permesso di arrivare dove siete, perché questo rafforza la vostra determinazione, vi aiuta a distinguere fra voi e il vostro errore e, in definitiva, fa la differenza nel modo in cui ci si rialza”.
3) Assumetevi le vostre responsabilità. “Prendetevi del tempo per capire quale parte dell’errore sia da attribuire al vostro comportamento e quale no, ma non cercate scuse”, commenta l’autrice.
4) Pianificate. “Stendete un piano per porre rimedio allo sbaglio. Con chi dovete parlare? Cosa dovete dire? Considerate cosa avete imparato e come avete intenzione di utilizzare queste informazioni per il futuro”.
5) Agite. “Se l’errore è noto solo a voi, comunicate di aver fatto uno sbaglio, scusatevi per averlo commesso e spiegate perché è successo. Sulla base dell’analisi che avete condotto per capire le ragioni che hanno determinato l’errore, spiegate cosa avete intenzione di fare affinché non si ripeta e, eventualmente, proponete i vostri suggerimenti per migliorare le cose”.

L’errore visto da questo nuovo punto di vista, non rappresenta più uno STOP bensì un’ OPPORTUNITA’.errore

Torniamo a quando eravamo piccoli… Quante volte siete caduti e vi siete rialzati con l’obiettivo di imparare a camminare? Beh, in quel momento nessuno vi ha giudicato, neanche voi stessi. Così passo dopo passo avete davvero imparato a camminare!

E’ quello che noi del POG vi invitiamo a fare ora, non giudicatevi!
Non fatevi sopraffare dalle emozioni di inadeguatezza ma impariamo a gestirle!
Ripartite dai vostri errori e ricavatene qualcosa di buono!
Non devi aver paura di sbagliare ma devi aver paura di non provare!