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bussola del cuoreQuesto articolo nasce da una riflessione semplice e diretta: quanto conta l’amore nella pedagogia? La risposta che noi del POG ci siamo dati è: TUTTO!

Tra gli studiosi di scienze umane, pedagoghi, filosofi, è chiaro come in questa società postmoderna sempre più si stia diffondendo una sorta di credo nel primato dell’individuo. Un credo secondo il quale si pensa che più si sia indipendenti dagli altri, liberi e deresponsabilizzati più si sarà felici.
Abbiamo toccato questo tema diverse volte nel nostro blog, in questa come in altre rubriche, perché effettivamente l’individualismo è una questione centrale per l’educatore che oggi incontra il giovane! Lo trova già incanalato dentro queste idee e molto spesso impantanato nella contraddizione di fondo alle quali conducono. Il risultato? Un diffuso malessere al quale è difficile dare un nome.
Possiamo genericamente chiamarla sofferenza della solitudine, dell’abbandono e con essa il senso di paura e di smarrimento. Disorientamento. Vediamo come, per tutte le questioni ritenute importanti portate avanti da queste nuove forme di individualismo, sfugge il centro!

Ma… qualcuno mi ama?
Questa è la domanda centrale di ogni essere umano. Ciascuno ne è sfiorato. L’amore ORIENTA e risponde al bisogno educativo più profondo di ogni uomo, quello di essere AMATO COSÌ COME SI È! L’educazione, come l’apprendimento, avviene SOLAMENTE  dentro un rapporto amoroso. Sempre. È la COLLA e l’interesse per il senso di ogni conoscenza.
Si capisce che in un giovane la ricerca di questa colla è esigenza di verità,  di certezza e confine, è bisogno di guardare e ed esser guardato, di venire restituito a se stesso alla propria origine, in quanto l’uomo, fin da bambino, per esistere, ha bisogno di esser accolto, custodito. Solamente dentro a questo tipo di rapporto egli troverà la risposta al “Chi sono, dove sono e dove devo andare”.

Prima della domanda “fammi diventare un ingegnere, un medico, un meccanico” il ragazzo ti guarda e chiede  “Tu perché sei al mondo? Fammi capire perché vale la pena faticare, studiare, fare le cose. Ci deve essere una ragione che tiene insieme tutto” L’entusiasmo di questa ragione proposto dall’adulto (che sia educatore, genitore, insegnante,etc…), è quel che fa attaccare, è quel che fa apprendere. Pensate alla parola stessa di apprendere, apprendimento: vuol dire attaccare, appiccicarsi addosso le cose. Senza questa colla niente tiene. Senza un adulto che, attraverso quel che insegna, sappia mostrare le ragioni della propria speranza, le ragioni del proprio entusiasmo, le ragioni della propria felicità, i ragazzi non hanno ragioni sufficienti per imparare le cose a scuola o per strada che sia. (F.Nembini)

pedagogia dell'amore


Certo non è facile comprendere quale “tipo di amore”.
Perché il termine amore è spesso usato in modo generico per esprimere una realtà che può raccogliere esperienze molto diverse tra loro.
Basti pensare alla cronaca nera che spesso ci capita di leggere, dei delitti per amore: l’ho uccisa perché l’amavo. Non è affatto semplice comprendere cosa sia l’amore. Non possiamo ora, qui, definirlo in maniera esaustiva, ma proviamo a sottolineare l’aspetto EVOLUTIVO che aiuta a comprendere come l’amore si sviluppa e matura.
Così come nella crescita psichica e fisica del giovane, anche la RELAZIONE AMOROSA ha bisogno di essere educata, curata e sanata nelle varie fasi di scoperta dell’altro e quindi di sé. È COLLA, è CENTRO, è BUSSOLA. Non può non essere presa in considerazione.

L’adulto, l’educatore ha in questo più che in altro, il compito di testimoniare l’amore. Per conoscere una relazione bella e buona bisogna farne esperienza, viverla! L’amore non si apprende se non in RELAZIONE. Se non gustando, guardando, odorando, toccando, ascoltando. 
Questa è la responsabilità educativa enorme dell’adulto. Richiama ad una PATERNITÀ’ DELL’EDUCARE, intesa come una una paternità intenzionale, intraprendente, responsabile, forte. PATERNA e MATERNA allo stesso momento: un amore accogliente, entusiasta, attivo e fattivo, che genera, accompagna, sostiene, cura e orienta, che sa essere realmente “autorevole”, perché capace di evitare gli eccessi antipedagogici sia dell’autoritarismo sia del permissivismo.

È una paternità che non cammina a bassa quota, “terra-terra”, anzi, indica decisamente il mondo dei valori; essa, tuttavia, recupera in sé il primato dell’amore sull’etica: orienta indubbiamente alla legge, ma – essendo amore – va oltre il mero rispetto del “diritto” per dare spazio alla dimensione dell’amore, che sa “individualizzare”, “personalizzare”, mettere veramente la persona, nella sua unicità, al primo posto.” (Commissione Internazionale EdU)

seminare educazioneI rischi di fraintendere l’amore sono tanti.
Riteniamo importante sottolineare il più comune, ossia il POSSESSO. Amare e possedere sono contrari. L’amore libera e orienta. Il possesso incatena e disorienta.

Dice T.Radcliffe “Noi dobbiamo amare le persone in modo che esse siano libere di amare gli altri più di noi.” Il senso dell’amore è contenuto in questa doppia faccia che crea l’INTERO: sa donare, cioè “CONTENERE- ABBRACCIARE-ACCOGLIERE”,  ma anche “LASCIARE-DISTINGUERE-DISTANZIARE” perché l’altro sia ciò che deve essere, e quindi, a sua volta, amare per INTERO.

Facile? No, di certo.

Ma per certo crediamo che questo sia il vertice più alto e costruttivo dell’educazione stessa. L’AMORE CONTA… TUTTO!