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Un libro non è solo un libro ma un mondo nel mondo.
Ognuno di questi piccoli grandi oggetti che riempiono le nostre case è portatore di un universo che va al di là della storia narrata al suo interno: è un universo che racchiude l’avventura della sua pubblicazione, la storia dell’autore ma anche delle emozioni che noi lettori per sempre legheremo ad esso.
Così abbiamo pensato di raccontarvi qualcuna di queste affascinanti storie, abbiamo pensato di chiamare la rubrica “il gossip letterario”,  proprio per sottolinearne il taglio leggero che le daremo.

Indecisa da quale libro o autore partire, in piedi di fronte alla libreria, un consumato piccolo libretto ha catturato il mio sguardo. Un libro semplice, considerato un testo per l’infanzia, eppure così denso di significati da essere una lettura (o rilettura) fondamentale anche per noi adulti.
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Scommetto che vi è bastata questa prima immagine per capire di quale libro sto parlando.
Il Piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupéry, pubblicato per la prima volta nel 1943 negli Stati Uniti, è fra le opere letterarie più celebri del ventesimo secolo e tra le più vendute della storia: è stato tradotto in 253 lingue e dialetti (in Italia ne esistono edizioni in gallurese, milanese, reggiano, napoletano, bolognese, friulano e veneziano) e stampato in oltre 134 milioni di copie in tutto il mondo.

L’autore, Antoine De Saint-Exupéry, era un aviatore francese e scrisse diversi libri sul tema.
Ne Il Piccolo Principe, il narratore racconta uno spiacevole episodio della sua infanzia che lo portò a rinunciare alla carriera di pittore e scegliere un’altra professione, appunto il pilota. La storia prende inizio da un incidete con il suo aeroplano nel deserto del Sahara, incidente che gli permetterà di incontrare «una straordinaria personcina».
Questo primo elemento ci porta ad intuire che siamo di fronte ad un racconto fantastico ma per certi aspetti autobiografico, infatti nel 1935 Antoine De Saint-Exupéry ebbe veramente una grave avaria ne deserto del Sahara e fu ritrovato miracolosamente dagli indigeni quando era quasi morto di sete.
Il piccolo bambino che incontra non è altro che la proiezione di sé stesso bambino. Potremmo dire che tutto il libro è il tentativo di Antoine di fare memoria della semplicità dell’infanzia e quel Piccolo Principe biondo che sa riconoscere, con i suoi occhi limpidi, che quello non è il disegno di un cappello, è lì a rammentargliela.

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano).

Così è scritto nella dedica al suo amico Leone Werth.

copertinaCredo che in realtà sia una dedica a tutti noi adulti e ai bambini che eravamo. Presi dalle nostre affannose vite spesso ci dimentichiamo di far vivere in noi l’innocenza che ha reso magiche le nostre infanzie, ma peggio, a volte dimentichiamo l’importanza di lasciarla crescere nei nostri bambini e nei ragazzi.
Quando viveva a Long Island era solito disegnare sulle tovaglie dei cafè un omino dai capelli arruffati. E quando qualche cameriere chiedeva “Chi è?”, lui rispondeva solo “Un bambino che mi è rimasto nel cuore”.

Pizzicaluna, così veniva chiamato per il suo naso che puntava verso l’alto, qualche mese dopo la pubblicazione de Il Piccolo Principe, sparirà nel nulla sorvolando la baia degli angeli. Anche qui ci pare che il finale della sua vita è tanto simile a quello raccontato nel libro.

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